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Quando Jelinek legge un libro sa già quale sarà il successivo.
E solitamente questo accade perchè i libri che lei vorrebbe leggere sono così tanti e decisamente troppi in relazione al tempo a disposizione per farlo.
Jelinek quando prende in mano un libro da leggere si sente chiamata dal libro, non è lei a scegliere lui ma viceversa.
E lo stesso accade in libreria, è un titolo, una frase letta a caso, una recensione (ma di quelle solitamente diffida, soprattutto viste alcune recenti esperienze) che le fanno decidere che sì, è quello il libro da leggere!
Così ieri sera Jelinek ha finito “Le nozze del poeta” di Skàrmeta, per inciso lettura davvero piacevole, e stesa sul letto aspettava la chiamata, solo che la chiamata è arrivata da più parti, e Jelinek sta tribolando perché non sa cosa scegliere.
Lei lo sa che può sembrare una cosa sciocca e alquanto ridicola scriverci addirittura un post, tuttavia Jelinek considera il tempo dedicato alla lettura di importanza capitale e allo stesso modo pensa che ogni libro abbia un proprio momento per essere letto e scegliere quello giusto è condizione necessaria affinché la lettura del libro riesca al centopercento. E ultimo ma non meno importante elemento è il fatto che siamo in agosto, quindi non ci sono anche i libri da studiare, e questo periodo dell’anno Jelinek lo riserva sempre ad una lettura particolarmente importante a cui dedicarsi anima e corpo.
Così adesso la scelta è fra:
-Nuvole. casa della sua beneamata Elfriede Jelinek
-Il nome della rosa di Umberto Eco che lei ancora non l’ha letto
-I Buddenbrook di Thomas Mann
Oppure rileggere
- L’uomo senza qualità di Robert Musil
- Ulisse di James Joyce
- La pianista della solita Elfriede J.
Jelinek adesso ci pensa ancora un po’ su mentre va a farsi lo shampoo e poi incomincia.
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Il mio cervello è una macchina impazzita, è la parte di me che meno riesco a controllare.
E da quest’ultima affermazione si evince che qui, ragazzi, siam messi proprio bene!!!
Riporterò di seguito, brevemente, alcuni dei più rappresentativi sogni degli ultimi giorni fatta per ognuno di essi la dovuta premessa che ne rappresenta la parte reale.
Ho comprato un libro: “La ferita dei non amati” di un certo Peter Schellenbaum.
E l’ho comprato presa da un impeto di… boh… non so, io di solito evito certe trovate editoriali, certe teorie troppo facilmente applicabili alla massa, beh, dai diciamo come la penso davvero: certe stronzate.
Però questi libri ti portano a pensare, a ricordare, a rivangare cose sepolte, e tutto ciò per me non è assolutamente cosa buona e giusta, e chettelodicoaffare:
TRADUZIONE ONIRICA
Ho sognato le scale, of course, già, proprio lunghe rampe di scale che mi faceva scendere giù, giù, giù, giù… poi nel sogno mi son detta: no, non posso scendere così giù, giù, giù, giù e a stento, a fatica, ho cominciato a risalire.
Ora il libro è stato accantonato, probabilmente verrà buttato e non per il sogno, ma ho sempre una certa difficoltà a buttar via un libro, qualcuno lo vuole?
Messi in stand by gli esami da preparare per settembre, qualche giorno di riposo al lavoro, o meglio i giorni liberi settimanali capitati a random uno successivo all’altro, il caldo che ti fa stare tanto tempo a riposare sul letto, un compagno che campa mezzo nudo, un compagno molto virile… insomma cari miei, qui finalmente si sta facendo un po’ tanto soddisfacente sesso, di quello dei bei tempi in cui non c’erano mille impegni e ti rubi qualche ora di sonno o di studio:
TRADUZIONE ONIRICA:
Ho sognato di fare sesso con una donna.
E lui voleva per forza presenziare alla seconda, programmata, volta.
E qui mi dispiace ma non scendo in particolari piccanti.
Ora io sono eterosessuale, mi piacciono mio malgrado solo gli uomini quelli anche un po’ troppo maschi, insomma tipo il mio lui che c’ha i peli sul petto, l’appetito pantagruelico e… vabbè, mi sono spiegata spero.
Questo sogno qui non l’ho capito.
La nostra scalcagnata, sporca e vecchia automobile che si chiama Violetta ieri è andata a fare l’annuale visita dal meccanico con tutti gli annessi e connessi.
Il nostro caro meccanico di (s)fiducia ci ha estorto i consueti 100 euro, ci ha fatto girare le scatole come al solito, tanto che lui ieri ha canticchiato per tutta la giornata “Vincenzo io ti ammazzerò, sei troppo stupido per vivere” (Il meccanico si chiama Vincenzo detto Enzuccio) e alla fine ci ha riconsegnato l’auto pronosticandole ancora una breve seppur felice vita.
TRADUZIONE ONIRICA:
Ho sognato di vagare con lui e Violetta per le montagne avellinesi e lì, proprio dove ogni volta che ci passo per andare in Puglia d’estate mi sento in una dimensione parallela, dove mi sento isolata dal mondo, non me ne vogliano gli abitanti della zona, ma se io non sto a un tiro di schioppo dalla città sto male.
E proprio lì, in mezzo alla natura più selvaggia, la nostra Violetta perdeva le ruote, e dovevamo andare d’urgenza dal gommista che, manco a dirlo, distava km.
Per fortuna quest’anno non ho le ferie, in Puglia non ci vado.
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